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Da: Forum sull'Organizzazione del Lavoro; Politica aziendale e risultati economici

IBM

[Apparso su Sinistra Proletaria - 7/1980 ma in realta' del 1970]

Premessa.

La lotta di classe alla IBM non ha mai assunto gli aspetti clamorosi della Fiat, della Pirelli, della Renault, ne' per le dimensioni dell'autonomia che ha espresso, ne' per la violenza dello scontro.
Perche' allora proporla all'attenzione, della sinistra rivoluzionaria?
Noi crediamo che le lotte portate avanti all'IBM da un anno a questa parte si inseriscano interamente nel processo di sviluppo e di organizzazione dell'autonomia proletaria, e che questo sia il fatto politico piu' significativo. La IBM e' una delle situazioni specifiche piu' avanzate del capitalismo mondiale, in cui la figura tradizionale dell'operaio viene inesorabilmente soppressa e sostituita da quella apparentemente piu' ambigua del "tecnico". La IBM costituisce un terreno ideale per sperimentare il superamento della contraddizione fondamentale tra borghesia e proletariato con il progetto riformistico del socialcapitalismo; l'ipotesi che il tecnico sia irrimediabilmente catturato dalla strategia riformista del socialcapitalismo, ha trovato, proprio nella lotta all'IBM, una secca smentita, in quanto anche all'interno di questa forza lavoro qualificata, le contraddizioni capitalistiche hanno espresso una nuova avanguardia politica come risposta al tentativo di soffocare per sempre l'autonomia proletaria, nella obiettiva collusione del revisionismo e del riformismo borghese.

Struttura organizzativa e politica della IBM.

La IBM e' una societa' multinazionale dominata dal capitale americano; essa detiene piu' del 70% del mercato mondiale dei calcolatori. Divisa in IBM Domestic, che controlla il mercato USA, e IBM World Trade, (a sua volta controllata dalla IBM Domestic) che controlla il mercato mondiale, questa societa' gigante e' una componente fondamentale dell'imperialismo americano nel mondo. Essa attua lo sfruttamento imperialistico a livello mondiale, attraverso l'applicazione dei classici modelli della divisione internazionale del lavoro e della concorrenza.
La divisione internazionale del lavoro ha un primo momento di applicazione concreta nel fatto che la ricerca e la progettazione sono di esclusiva competenza della IBM Domestic; il monopolio della ricerca, della progettazione e dell'applícazione tecnologica, vincola tutte le consorelle sia al mercato USA che alla IBM americana, anche per componenti e materiali di fondamentale importanza per la costruzione dei calcolatori. Questo e' un primo grado, e di sfruttamento imperialistico, e di soggezione politico-economica al capitale americano.
La divisione del lavoro viene ulteriormente attuata tra le varie consorelle le, con l'applicazione del criterio della interdipendenza produttiva tra le fabbriche, tutte condizionate dalla IBM Domestic, alla quale, come si e' detto debbono ricorrere per i componenti strategici del calcolatore. E' questo il secondo grado del controllo politico economico.
La posizione di monopolio sul mercato mondiale dei calcolatori non impedisce l'applicazione del modello concorrenziale tra le consorelle, e le pone in gara per accapparrarsi la produzione dei vari modelli di calcolatore. Viene cosi' realizzato un duplice obiettivo: da una parte si rende dinamica una posizione altrimenti pericolosa per la crescita e l'espansione della societa', condizione questa essenziale al mantenimento del suo predominio; dall'altra si tende a produrre ai minimi costi ed a massimizzare il profitto, partendo dal fatto che il prezzo di vendita o la tariffa di affitto sono pressocche' uguali in tutto il mondo. E' questo il secondo grado dello sfruttamento imperialistico da parte del capitale americano.
Si tenga presente che due sono i criteri fondamentali che discriminano la operativita' dello schema: il primo e' dato dalla affidabilita' politica in senso generale dei paesi interessati; il secondo - subordinato - dai requisiti tecnici nel senso piu' ampio della parola, anche manageriali, che le societa' IBM di questi paesi debbono avere in relazione al tipo di prodotto per il quale competono.
La situazione concorrenziale genera poi lo sfruttamento capitalistico della classe lavoratrice da parte dei gruppi dirigenti nazionali asserviti al capitale americano, quale presupposto della espansione delle singole societa' IBM. Questo schema non e' proprio della IBM soltanto, ma generale per tutte le societa' giganti che operano nel mondo.

La fabbrica di Vimercate.

I dipendenti della IBM Italia sono 6000, di cui il 23% laureati e il 55% diplomati. A Milano sono presenti in circa 2000 (amministrativi, rappresenntanti, system analists, tecnici di manutenzione). A Vimercate sono 1.900 cosi' suddivisi: 600 operai, 1.100 impiegati (tecnici e amministrativi), 200 capi a vario livello. La prima caratteristica che balza evidente e' l'assoluta prevalenza dei tecnici rispetto agli operai (5.000 contro 600); la classe operaia va qui scomparendo per un duplice motivo: 1) la sub-contrattazione del 60% dei prodotti a fornitori esterni; 2) l'elevato grado di applicazione tecnologica (vedremo poi in che cosa effettivamente consista) e la struttura integrata e complessa del processo produttivo.
In pratica la fabbrica di Vimercate non costruisce, ne' tantomeno progetta; essa riceve tutte le informazioni dai laboratori americani e il suo compito principale e' quello di tradurre e controllare operativamente il flusso delle informazioni (in questo consiste l'elevato grado di applicazione tecnologica a Vimercate: un problema di linguaggio specializzato comunicabile e manipolabile dai "tecnici") in modo tale che si concretizzi in un processo omogeneo, che da una parte trova espressione nel piano di produzione da rispettare, e nell'altra nei costi di produzione da contenere e diminuire. Non a caso lo stesso prodotto dell'IBM, il calcolatore, e' alla base dell'organizzazione del processo produttivo. Se la fabbrica e' il luogo in cui si elaborano le informazioni, il calcolatore ne e' lo strumento per eccellenza; il compito dei "tecnici" di Vimercate e' di controllare questo flusso di informazioni in vista dei fini prestabiliti (produzione, costi).
E' questa la seconda caratteristica del capitalismo avanzato: la riduzione dei teecnici a proletariato, il moderno proletariato europeo. La classe operaia non va affatto scomparendo; il capitale semplicemente ne modifica il ruolo ed il livello di professionalita'.

L'ideologia repressiva dell'IBM.

La IBM rappresenta la forma del capitalismo avanzato in cui la classe operaia tradizionale scompare per essere sostituita dai tecnici. E' l'insieme dei fattori che determinano il processo capitalistico avanzato ad imporre questa realta' nuova. La posizione di monopolio e l'unificazione del mercato mondiale come suo presupposto, la dimensione dei profitti e degli investimenti, il grado di tecnologia applicata propria del settore produttivo in cui la IBM opera, la struttura organizzativa che necessariamente ne consegue, hanno portato la IBM sin dal suo nascere a scegliere una forma di controllo della classe operaia, che non puo' piu' basarsi sulla compressione dei salari e sulla intensificazione dei ritmi di lavoro. A queste viene sostituita una struttura organizzativa estremamente parcellizzata e standardizzata, che nei programmi di elaborazione dei dati trova i punti fondamentali di vincolo e di controllo unitamente ad una politica degli alti salari, la cui componente fondamentale e' legata al grado di consenso e di identificazione con L'ideologia ed il sistema di valori della societa'. Infatti, se il lavoro dei tecnici consiste nella manipolazione delle informazioni, pur essendo inseriti in modo rigidamente determinato nel processo produttivo, il loro margine di discrezionalita' non puo' essere eliminato in quanto espressione della fragilita' della struttura complessiva stessa.
Si comprende quindi l'uso politico del salario da parte della IBM come repressione attiva, diretta e costante, mirante a conseguire l'uso di questa discrezionalita' decisionale per realizzare gli obiettivi generali che la societa' stessa si e' proposti.
Tutta la politica del personale e' costantemente tesa a sottolineare la funzione individuale del tecnico e a trasformarla in consenso. A ragione possiamo definire tale politica come la "strategia della motivazione e del consenso individuali".
Cardine di tale strategia e' il trattame sul merito che presuppone, come tangibile riconoscimento, non uno specifico saper fare, ma l'autoresponsabilizzazione e l'impegno totale.
.. In queste condizioni lo sfruttamento e' realmente globale, poiche' si traduce in condizionamento politico che trascende i limiti della fabbrica e investe il comportamento del singolo anche nella sfera sociale.
Il rapporto tra la IBM e i dipendenti e' esclusivamente individuale e avviene tramite il capo diretto, la cui funzione e' essenzialmente politica, di con- trollo e di centro capillare di informazioni (un capo ogni dieci dipendenti); strumento fondamentale di informazione e' il programma valutazione-intervista con il quale periodicamente il capo controlla il grado di consenso del dipendente, alle politiche IBM e valuta tale grado: efficienza, precisione, automiglioramento, continuita', sono i criteri usati e che di fatto costituiscono l'elemento materiale sul quale la IBM costruisce l'adesione ideologica dei suoi dipendenti.

La nascita del gruppo di studio.

Nel marzo '69 alcuni tecnici di formazione culturale e provenienza politica quanto mai eterogenea, costituiscono un Gruppo Studio. Non si tratta, come potrebbe sembrare dalla sigla, della fondazione di un circolo culturale di fabbrica, ma di un gruppo politico il quale mira, fin dall'inizio, a promuovere e sviluppare l'autonomía proletaria, sulla base di una ricomposizione iniziale di classe fondata su contenuti essenzialmente politici. Il G.d.S. lascia intravedere un superamento della contraddizione fondamentale in cui vivono i tecnici alla IBM, divisi tra: 1) la riduzione collettiva a supporto e appendice del calcolatore nel processo di elaborazione delle informazioni; 2) l'adesione ideologica al proprio asservimento come unica scelta concretamente offerta dal capitale.
La nascita del G.d.S. scaturisce dalla presa di coscienza della funzione e della condizione reale dei tecnici sul luogo di produzione e dalla verifica del fallimento delle ipotesi politiche delle organizzazioni tradizionali del movimento operaio che, nella separazione della sfera politica da quella economica pervengono all'unico risultato di frantumare il ruolo politico della classe operaia, e con tale disgregazione, all'assunzione in ultima analisi del modello borghese di comportamento, cioe' dell'universo culturale borghese che su tale disgregazione fonda la sua egemonia e il suo dominio di classe.

Lo sviluppo dell'autonomia durante la lotta contrattuale.

La fabbrica si presenta alla scadenza del contratto con alle spalle praticamente tre anni di assenza di lotte al suo interno e con un predominante vuoto politico di classe: larga adesione all'ideologia e alle politiche aziendali; presenza sindacale limitata e chiusa in una logica rivendicazionistíca del tutto marginale mentre aumenta la potenza degli strumenti (aumenti di merito, carriera, benefits aziendali, ecc ... ) di cui la Direzione dispone per piegare i lavoratori ai suoi obiettivi politici (pace so- ciale, concessione individualistica dei rapporti di lavoro, ecc ... ).
Durante il periodo delle lotte contrattuali l'azione del G.d.S. e' quindi indirizzata non ad egemonizzare la lotta operaia dall'interno della fabbrica in funzione meramente antisindacale (operazione dimostratasi impossibile e priva di sbocchi politici come l'esperienza della Pirelli e della Fiat ha dimostrato nelle lotte del '68/69), ma a individuare la sinistra della fabbrica, creandosi all'interno di questa uno spazio politico. I contenuti specifici di tale intervento sono:

1) rifiuto della delega in quanto strumento che determina la passivita' politica e culturale dei lavoratori, rifiuto del verticismo, rifiuto delle concezioni sindacali e burocratiche e dell'esclusione di fatto della classe operaia da ogni processo decisionale;

2) conquista dell'assemblea con la lotta, opponendo cosi' la legalita' proletaria a quella borghese (sostenuta dai sindacati con l'inserimento dell'"assemblea" nella piattaforma, come punto rivendicativo) e quindi costruzione di un organismo vivo e non burocratico, non calato cioe' dal cielo della piattaforma ed estraneo ai lavoratori.

3) affermazione dell'assemblea come luogo di confronto politico, e non di organizzazione di consenso alla strategia sindacale portata avanti mitizzando, e quindi mistificando, l'esigenza, sentita dai lavoratori, dell'unita' di classe;

4) analisi degli strumenti impiegati dalla Direzione IBM in funzione repressiva e di sfruttamento nei confronti dei lavoratori e denuncia della 'fabbrica come luogo politico per eccellenza' in cui, grazie al collaborazionismo sindacale, l'unico a fare politica finisce per essere il padrone.

In questa fase il G.d.S. brucia rapidamente la tendenza "illuministica" fondata sull'ambigua certezza che la forza della "verita'" sia di per se' sufficiente a sviluppare in modo "spontaneo" la coscienza dei lavoratori.
L'occasione e' data, all'inizio della lotta contrattuale, dal licenziamento in tronco di un componente del G.d.S. che, in coerenza con la propria scelta, aveva rifiutato la posizione di capo nella gerarchia aziendale.
Da questo fatto derivano due conseguenze importanti per lo sviluppo delle lotte in fabbrica e la maturazione politica della sinistra e della sua avanguardia di lotta.

- La prima e' che, come gia' chiaramente si avvertiva, la critica pura non solo e' recuperabile, ma addirittura funzionale alle politiche aziendali, in quanto la IBM, facendo proprie in una certa misura, e recuperando sul piano formale, le istanze meno critiche e pericolose, e' in grado di rispondere fornendo di se' un volto democratico e tollerante, senza per questo modificare le proprie politiche.
Di fronte alla gabbia della "motivazione individuale" che e' la risposta materiale alla "critica pura" il G.d.S. individua nella militanza politica complessiva l'unica alternativa critico-pratica in grado di superare i limiti dell'intellettualismo astratto e dell'attivismo soggettivo e volontaristico.

- Come seconda conseguenza si ha la conquista dell'assemblea con la lotta, in forma spontanea ed illegale. Di fronte a questa espressione politica che, agendo al di fuori del piano istituzionale non era controllabile, e quindi pericolosa, la direzione attua una manovra fondata sul piano legale (rifiuto della propria mansione), pensando di poter soffocare sul nascere le prime manife- stazioni dell'autonomia. Tale manovra poneva i lavoratori di fronte ad un'alternativa: o abbassare la testa e rientrare nei ranghi, vivendo la lotta contrattuale in modo sostanzialmente passivo, oppure innalzare il livello della lotta, e scoprire che l'intero apparato di "democrazia" IBM si fonda sulla tradizionale passivita' dei lavoratori.

Dopo una "estenuante" trattativa, la C.I. sancisce la decisione padronale; la fabbrica insorge, blocca il lavoro e si riunisce in assemblea. L'operato della C.I. viene sconfessato, i commissari spazzati via come presenza politica e come presenza sindacale. Da parte dei lavoratori si intima alla direzione di ritirare il provvedimento e si decide di costituirsi in assemblea permanente, saldando la lotta contrattuale con quel- la contro la repressione padronale. La giornata, memorabile per la IBM, sia per la dimensione autonoma e di classe, sia per il contenuto politico che essa esprime, viene vissuta in un clima di accesa tensione; in pratica lo sciopero spontaneo dura tutto il giorno, e dalla forma essembleare passa al corteo che si snoda per tutti i reparti della fabbrica. La lotta si generalizza anche alle sedi di Milano, dove lo sciopero riesce perche' impostato in termini politici che puntano alla demistificazione della falsa democrazia IBM.
Vinta la lotta con la riassunzione del compagno, il consolidamento dell'assemblea a Vimercate avviene mettendo a nudo il grande numero di strumenti discriminatori e di manipolazione ne che la direzione usa quotidianamente per organizzare il consenso degli individui, dopo averli privati di ogni autonomia politica e culturale.
L'azione politica procede, dando vita a gruppi di lavoro composti da operai ed impiegati che si riuniscono in mensa, nelle aule destinate ai corsi, negli uffici, per dibattere i problemi relativi all'organizzazione capitalistica del lavoro, alle condizioni di lavoro, al loro significato e al loro uso.
L'azione sindacale fara' di tutto per combattere questa scelta, sostenendo che essa e' estranea ai motivi della lotta (il contratto). I suoi attacchi, unitamente ai limiti dell'azione del G.d.S., concorreranno a limitare la portata politica fra i lavoratori stessi.

Il Collettivo Politico Metropolitano, superamento dello spontaneismo e momento di costruzione del processo rivoluzionario.

Le lotte contrattuali, per la dimensione dello scontro ed il livello organizzativo richiesto, e per la funzione che sindacati e revisionasti vi esercitano, confermano l'impossibilita' di condizionamento delle situazioni specifiche da parte delle avanguardie. In tali condizioni, l'unico lavoro possibile e' quello di radicalizzare la lotta per favorire il massimo di espressione dell'autonomia operaia, perche' questa si radichi nella fabbrica, e perche' si sviluppi la crescita dell'avanguardia operaia rivoluzionaria anche in termini organizzativi.
L'esigenza di collegamento con altri gruppi, gia' tradotta in pratica con i contatti presi con la Sit-Simens e con il CUB Pirelli, che, in quel periodo (fine '68, inizio '69), rappresentava una delle punte piu' alte dell'espressione dell'autonomia operaia e della lotta anticapitalistica in Europa, se viene confrontata alla luce delle lotte contrattuali, si rivela chiaramente insufficiente. L'esperienza della Pirelli ha dimostrato che l'autonomia operaia, priva di una strategia e di una organizzazione che traduca sul piano sociale la lotta di classe, fuori della fabbrica e' disarmata e ridotta alle avvilenti quanto strumentali passeggiate sindacali. E' maturo quindi il momento per la costruzione di una organizzazione politica omogenea il cui ambito d'intervento superi quello parziale delle singole situazioni, e si ponga a livello d'intervento su un'area politica definita dalle strutture capitalistiche che determinano tale area: la me- tropoli.
Nasce cosi' il Collettivo Politico Metropolitano, come nucleo agente all'interno di questa area capitalistica e come momento corrispondente del processo rivoluzionario in atto.

Da avanguardia di lotta ad avanguardia politica.

L'autonomia espressasi durante la lotta contrattuale e che si era sviluppata nella critica pratica della condizione e dell'organizzazione capitalistica del lavoro, puo' verificare, alla chiusura della vertenza la validita' delle sue tesi politiche.

1) La chiusura delle lotte (incentrate dai Sindacati su problemi puramente di carattere economico-normativo) provoca fra i lavoratori egemonizzati dalle organizzazioni sindacali, un riflusso generale della tensione politica; conseguiti gli obiettivi molti operai e impiegati trovano del tutto naturale accogliere l'appello della Direzione a normalizzare la situazione e a recuperare il ritardo della produzione con straordinari intensivi; altri lavoratori si sentono disarmati di fronte all'offensiva generale del padrone che con riunioni di reparto e "colloqui" individuali frantuma nel giro di una settimana la "unita'" dei lavoratori tanto sostenuta da sindacalisti e seguaci zelanti.

2) mentre il processo di disgregazione e' ancora in atto, la sinistra recupera la piattaforma proposta dai sindacati e da questi accantonata durante l'autunno, imponendola in assemblea, rovesciata sia nei contenuti che nel metodo di elaborazione. Dal momento di vertice quale era stata, diventa fatto collettivo, da rivendicazione puramente economica diventa un'arma politica intesa a smantellare le politiche ricattatorie della societa'. Infatti:

a) viene mantenuta la richiesta di una 14a mensilita', uguale per tutti, pari alla media annuale degli stipendi della societa'.

b) viene inserita la rivendicazione di sopprimere le categorie operaie trasferendole in quelle impiegatizie, cio' allo scopo di:

1) eliminare le differenziazioni sulle quali il capitale gioca per dividere la classe operaia,

2) eliminare il fatto che pur non esistendo ufficialmente il cottimo, gli operai lavorano su commessa, e sono legati ad un tempo di produzione e quindi al ricatto della produttivita' come unica garanzia di migliorare il proprio salario.

3) trasferire gli operai in categorie piu' mobili dal punto di vista salariale (maggior frequenza di aumenti di merito) in modo da impedire, tenendo presente la rivendicazione successiva, che la discriminazione di fatto continui a permanere.

c) viene completamente ribaltata la richiesta generica di aggiornare i minimi aziendali per categoria, e si chiede che i minimi aziendali per categoria siano legati in cifra fissa alle rispettive medie annuali. Con questa rivendicazione la politica degli aumenti di merito viene ad essere svuotata del suo contenuto ricattatorio e dicriminatorio nei confronti dei lavoratori.

d) viene inserita la richiesta di abolizione delle assunzioni con contratto a termine.

e) viene inserita la richiesta di riduzione dell'orario di lavoro a 38 ore.

Di fronte a questa piattaforma elaborata e capace di esprimere contenuti non usuali per uno schema rivendicativo tradizionale, i sindacati, pur proclamando a parole il loro massimo impegno, nei fatti stravolgono i contenuti politici, sostituendoli con altri definiti "piu' presentabili" ai padroni e, prolungano in uno stillicidio di incontri e rinvii la trattativa con la Direzione, rimangono stranamente assenti all'interno della fabbrica, creando cosi' un clima di sfiducia che coinvolge il centro e parte della sinistra dei lavoratori. Evidente appare il disegno sindacale: assicurare la "pace sociale" nelle fabbriche per garantire ai padroni lo sviluppo produttivo, ai sindacati l'opportunita' di spazzare via ogni forma di autonomia proletaria con la nuova struttura dei delegati di reparto; affossando le lotte aziendali i sindacati si garantiscono la partecipazione dei lavoratori alle lotte per le riforme sociali con le quali inserirsi all'interno della struttura di potere della societa' capitalistica in chiave riformistica e di controllo della classe operaia.
Nella fase di costruzione del C.P.M. vengono individuati alcuni temi che permettono di meglio definire il senso dell'intervento politico nelle fabbriche.
Il mito dell'unita' dei lavoratori e' un ricatto politico tipico del riformismo sindacale e dell'opportunismo revisionista; infatti l'unita' si verifica sempre costringendo la sinistra a mediarsi con il centro e la destra dello schieramento operaio. Ne sono il prezzo la soppressione di ogni contenuto rivoluzionario, la ricomposizione, sulla pelle della classe operaia, delle contraddizioni del capitale attraverso la mediazione costante dei sindacati e dei partiti revisionisti, che di questa concezione "reazionaria" dell'unita' sono i piu' zelanti e interessati sostenitori.
I sindacati portano avanti, con i partiti revisionisti di cui sono gli alleati principali, una complessa operazione di potere che nel riformismo socialcapitalista ha il suo sbocco politico. La classe operaia viene a tal fine illusa che l'unita' sindacale, i delegati di reparto e la strategia delle riforme sociali significhino veramente piu' potere per la classe operaia.
La lotta nelle situazione specifiche non puo' piu' essere condotta in modo spontaneo, settoriale, spontaneistico, pena essere un fatto episodico prontamente eliminato dalla scena politica.

* * *

Si tratta quindi di rovesciare la prassi politica d'intervento nelle situazioni di frontiere assumendo il punto di vista dell'autonomia proletaria nel processo rivoluzionario e generalizzandolo all'interno delle fabbriche. L'unificazione della lotta antimperialista con quella anticapitalistica e antirevisionista, la crescita e l'organizzazione della sinistra rivoluzionaria sono i momenti fondamentali che discriminano le forme spontanee di ribellione da quelle politiche coscienti, partecipi dello scontro a livello mondiale tra capitalismo imperialistico e proletariato.
Proprio in questa logica, prendendo lo spunto da un'occasione tutta interna alla logica IBM, il paternalistico cerimoniale del "battesimo" di un nuovo prodotto, viene organizzata una manifestazione, a Vimercate e a Milano, che attaccando il ruolo imperialistico della IBM in Italia e nel mondo, mira a intaccare il meccanismo su cui si fonda l'organizzazione del consenso e a incrinare il volto di rispettabilita' che il capitale si e' dato tra i suoi dipendenti.
Parole d'ordine del tipo: IBM PRODUCE GUERRA - IBM IN ITALIA IMPERIALISMO IN CASA compaiono tutto intorno alla fabbrica e inondano il centro direzionale di Milano.
Il giorno previsto per la "cerimonia" trova i lavoratori della fabbrica impegnati in uno scontro politico tra la sinistra reale e i sindacati per imporre i contenuti della piattaforma. Contemporaneamente un picchetto di militanti del Collettivo affronta il gruppo dirigente in arrivo per la "cerimonia" bloccandolo au'ingresso della fabbrica. Uno striscione rosso davanti ai cancelli reca la scritta:

Sciopero: fuori i servi dell'imperialismo

Questo episodio e' riuscito a scuotere profondamente la coscienza dei lavoratori, tracciando un'ulteriore discriminante tra le posizioni democraticistiche e legalistiche, e la sinistra della fabbrica che ha saputo cogliere e ha fatto proprio il significato strategico della convergenza dei fronti di lotta anticapitalistica e antimperialista.
Dopo l'azione di pompieraggio dei sindacati sulla piattaforma, l'azione del Gruppo di Studio e' proseguita con scioperi spontanei e fogli di lotta, contro la repressione nuovamente tentata dalla Direzione nei confronti di un compagno, contro l'aggressione in Cambogia, e per la piattaforma.
Cio' che oggi importa rilevare e' che alla IBM la pace sociale e' finita; la dimensione politica di classe permea i rapporti nella fabbrica in tutte le sue situazioni e a tutti i suoi livelli; l'avanguardia politica e' profondamente radicata nel cuore della fabbrica e conferma la tesi che la societa' tardocapitalistica non sopprime le proprie contraddizioni, ma anzi genera dal proprio seno le forze che la seppelliranno.