Home    Lista RSU    Guida Sindacale    Accordi Importanti    Indici Tematici    Storico    Contattaci    Iscriviti    Sindacati    Ricerca

Vedere anche: Diritti sindacali e dei lavoratori, Orario di lavoro, Pari opportunità e tutela del lavoro femminile

MATERNITA' E PATERNITA'

aggiornato il 12/9/2014 a cura di Alfio Riboni con la collaborazione di Mimma Paparatto

Le fonti normative di riferimento sono le seguenti.

Tutte le disposizioni i diritti e le prerogative di cui si tratterà nel prosieguo valgono sia per i figli naturali, sia nei casi di adozione o affidamento.

DIVIETI

A tutela della salute della lavoratrice e del nascituro, durante il periodo di gravidanza e fino ai 7 mesi di età del figlio:

  1. è vietato adibire la lavoratrice ad ad attività lavorative considerate pericolose, faticose e insalubri (alcuni esempi: lavori di manovalanza pesante, lavori che comportano esposizione a radiazioni ionizzanti, silicosi, asbestosi, lavori su scale e impalcature, lavori che comportano stazionamento in piedi per più di metà dell'orario di lavoro, lavori a bordo di navi, aerei, treni, pulmann, lavori agricoli, lavori che comportano manipolazione di sostanze tossiche, lavori accertati come insalubri dagli organi ispettivi del Ministero del lavoro);
  2. in conseguenza di quanto al punto precedente,ove ne ricorra la casistica, il datore di lavoro deve cambiare mansione alla lavoratrice anche assegnandola, ferma restando la retribuzione, a mansioni inferiori a quelle abitualmente svolte;
  3. dall'inizio della gestazione e fino al compimento di 1 anno di età del bambino, è vietato adibire la lavoratrice ad attività in orario notturno (tra le ore 24 e le 6); la lavoratrice non può inoltre essere obbligata a prestare lavoro notturno qualora abbia un figlio minore di 3 anni (norma valida anche per il padre convivente), oppure sia l'unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore ai 12 anni, oppure abbia a proprio carico un soggetto disabile;
  4. al termine del congedo per gravidanza, la lavoratrice ha diritto a rioccupare lo stesso posto di lavoro che aveva prima della gravidanza medesima, nella stessa unità produttiva; ove ciò non sia possibile per comprovati motivi, l'unità produttiva deve essere ubicata nello stesso comune, oppure la lavoratrice deve essere adibita a mansioni equivalenti a quelle svolte prima della gravidanza.

Durante il periodo della gravidanza e fino a 1 anno di età del bambino, vige il divieto di licenziamento salvo i casi di:

E' opportuno precisare che, durante il periodo di vigenza del divieto di licenziamento, le dimissioni volontarie che la lavoratrice dovesse spontaneamente dare devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del Lavoro.

Tutte le disposizioni fin qui specificate e descritte valgono sia per i figli naturali, sia nei casi di adozione o affidamento.

CONGEDO DI MATERNITA'

E' vietato adibire al lavoro le donne nel periodo intercorrente fra i 2 mesi antecedenti il parto e i 3 mesi successivi. La lavoratrice può optare per un periodo flessibile assentandosi dal lavoro un mese prima del parto e fino al quarto mese successivo, ma ciò è condizionato al parere vincolante di un medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale (o con esso convenzionato) e, ove previsto, del medico aziendale. La lavoratrice che volesse avvalersi del citato periodo flessibile, deve farne richiesta non oltre il settimo mese di gravidanza, pena la decadenza da tale diritto. In caso di complicazioni e rischi per la salute della madre e del nascituro, il congedo obbligatorio per maternità può essere anticipato su istanza della lavoratrice e per disposizione della direzione Provinciale del lavoro.

Durante il congedo obbligatorio per maternità, che è computabile ai fini dell'anzianità di servizio, delle ferie e della tredicesimala, la lavoratrice ha diritto all'intera retribuzione.

CONGEDO PARENTALE

Il congedo parentale:

Durante il congedo parentale spetta una indennità, a carico dell'Istituto Previdenziale, pari al 30% della retribuzione per un periodo massimo, complessivo tra i due genitori, di 6 mesi, ma a condizione che tale congedo sia fruito entro il terzo anno di età del bambino. In tutti gli altri casi, salvo che il reddito sia inferiore a due volte e mezzo il minimo di pensione, non spetta alcuna indennità né retribuzione.

Il 22/7/2013 il Ministero del Lavoro ha dato il via libera al congedo parentale su base oraria, in risposta all’interpello n. 25/2013 avanzato da CGIL, CISL e UIL.
Il pronunciamento concede alla contrattazione collettiva di II livello di disciplinare le modalità di fruizione del congedo a ore previsto dall’art. 1, comma 339, L. n. 228/2012 (Legge di Stabilità 2013).
Il Ministero, nella risposta all’istanza posta da Cgil Cisl e Uil, ha chiarito che «non vi sono motivi ostativi a un’interpretazione in virtù della quale i contratti collettivi abilitati a disciplinare “le modalità di fruizione del congedo parentale di cui al comma 1 [dell’art. 32, D.Lgs. 151/2001] su base oraria, nonché i criteri di calcolo della base oraria e l’equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa” possano essere anche i contratti collettivi di secondo livello».
Il congedo su base oraria permette di fruire dei congedi frazionandoli in ore anziché in giorni a tempo pieno, rende più flessibili le interruzioni di lavoro volte a conciliare lavoro e famiglia e, fatto non trascurabile, favorisce una più sostenibile redistribuzione del reddito e risolvendo, in molti casi, i problemi del rifiuto del part time.
Il dubbio nasceva dalla mancata definizione delle procedure operative, che si interpretava fossero rinviate esclusivamente ai contratti collettivi nazionali, con accordi firmati da sindacati e imprese, per ogni singola categoria lavorativa. Invece il Ministero ha chiarito che il D.Lgs. n. 151/2001 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di sostegno della maternità e paternità…) all’art. 32, comma. 1-bis , e come inserito dall’art. 1, comma. 339, lett. A, L. 24 dicembre 2012, n. 228, a decorrere dal 1° gennaio 2013 (Legge di stabilità 2013), fa riferimento semplicemente ad una contrattazione “di settore”. Spiega il Ministero: «nello stesso D.Lgs. n. 151/2001, il “settore” è, peraltro, in più occasioni utilizzato, da un lato, per distinguere l’applicabilità degli istituti relativi ai riposi, permessi e congedi per ciò che attiene al settore pubblico e privato; dall’altro per individuare l’ambito di appartenenza dell’impresa ad un determinato “settore produttivo”: si pensi, a titolo esemplificativo, all’art. 78, comma 2 (pubblici servizi di trasporto e settore elettrico), all’art. 79, comma 1, lett. a) (settore dell’industria, del credito, delle assicurazioni, dell’artigianato, marittimi, spettacolo).

CONGEDO PER MALATTIA BAMBINO

Alternativamente, entrambi i genitori hanno diritto a tale congedo in caso di malattia del bambino entro il terzo anno di età. Per i bimbi di età compresa tra i 4 e gli 8 anni spetta unicamente un congedo pari a non più di 5 giorni l'anno.
Durante il congedo per malattia bambino non spetta alcuna retribuzione, bensì unicamente la contribuzione figurativa.

RIPOSI GIORNALIERI O PER ALLATTAMENTO

Per tutto il primo anno di età del bambino la mamma ha diritto a 2 periodi di riposo durante l'orario di lavoro, anche cumulabili, pari a 1 ora ciascuno (qualora l'orario di lavoro giornaliero sia inferiore a 6 ore, il periodo di riposo è 1 di 1 ora). Il padre ha lo stesso diritto se il figlio è affidato esclusivamente a lui, oppure se la madre lavoratrice dipendente rinuncia, oppure, infine, se la madre non è lavoratrice dipendente.

I VOUCHER DI CURA - STRUMENTO ALTERNATIVO AL CONGEDO PARENTALE

La madre lavoratrice può richiedere, al termine del congedo di maternità e in alternativa al congedo parentale, un contributo per il pagamento dei servizi di baby sitting che può essere erogato attraverso il sistema dei buoni lavoro. Chi opterà per questa soluzione riceverà dall’INPS, per ogni mese di congedo parentale cui rinuncia, 300 € in voucher.
A tale proposito suggeriamo di leggere con attenzione quanto illustrato dall'INPS e le schede informative della D.P.L. di Modena.
E' utile ed estremamente interessante anche la lettura della circolare INPS n.48 del 28 marzo 2013 che, ribadendo la natura dei voucher come trattamento alternativo al congedo, fornisce ulteriori dettagli e chiarimenti di carattere applicativo.
PER EVENTUALI ULTERIORI INFORMAZIONI O SPIEGAZIONI SU QUESTO ARGOMENTO E' OPPORTUNO RIVOLGERSI AL PATRONATO INCA.

DIMISSIONI VOLONTARIE

In caso di dimissioni volontarie presentate durante il periodo per cui è previsto il divieto di licenziamento, ovvero dall'inizio del periodo di gravidanza fino al compimento dell'anno di età del bambino/a, la lavoratrice ha diritto a percepire un'indennità di preavviso, senza effettuarlo, equivalente a quella prevista in caso di licenziamento; ha inoltre diritto all'indennità di disoccupazione entro l’anno di nascita del bimbo/a (per le modalità di presentazione della domanda di disoccupazione vedi la circolare INPS n 66 del 12/04/2011). Queste disposizioni si applicano anche al padre lavoratore che ha fruito del congedo di paternità e nel caso di adozione e di affidamento, entro un anno dall'ingresso del minore nel nucleo familiare.
La richiesta di dimissioni presentata dalla lavoratrice durante il periodo di gravidanza e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante il primo anno di vita del bambino o nel primo anno di accoglienza del minore adottato o in affidamento, deve essere convalidata dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro competente per territorio, ovvero dal competente ufficio della Direzione Provinciale del Lavoro. A detta convalida è condizionata la risoluzione del rapporto di lavoro.

Qui di seguuito è riprodotto il facsimile della richiesta di convalida delle dimissioni:

RACCOMANDATA A/R
Spett.le Società ___________________________________
Direzione Provinciale del Lavoro di ________________________

Oggetto: Convalida dimissioni lavoratrice madre

Il/la sottoscritta ___________________________________________________________
nato/a a _____________________________________ il __________________
residente a _________________________________________ cap _____________
Via/P.zza ___________________________________________________________
dipendente della società _____________________________________________________

Con la presente intende rassegnare le dimissioni che avranno decorrenza a far data dal _______________
Trovandosi nel periodo in cui è vietato il licenziamento, chiede, a codesto Ispettorato del lavoro la convalida delle dimissioni, ai sensi e per gli effetti dell’art.55 D.L.gs. 151 del 26.03.2001.
Tale comunicazione, costituisce richiesta delle previste indennità contrattuali e di legge.
Distinti saluti.
Data, ( firma )